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Gravidanza e parto.

Credete che la sfiga faccia parte di voi? Che vi vada tutto storto, e come si dice, mai una gioia? Beh, non avete conosciuto me!

Volevo risparmiarvi i nove lunghi, lunghissimi, direi infiniti mesi di gravidanza. Ma così facendo non posso farvi capire di come io sia, direi, perseguitata dalla sfiga.

INIZIAMO.

Partirei da quando ho scoperto di essere incinta. Vi risparmio i dettagli ma in breve vi dico che è stato il P A N I C O.
Test positivo. Il mio ragazzo mi lascia. E già da qui potete non capire, ma almeno immaginare di come è iniziata di merda la mia gravidanza. Bene, decido di portare avanti tutto sola. E qui inizia il mio percorso verso i nove mesi più lunghi della mia vita.

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I primi mesi sono stati un circolo vizioso tra letto, divano e cesso. Divano, cesso e letto. Non vi dico com’era il mio umore. Anzi ve lo dico, una M E R D A.
Una donna spera di affrontare la gravidanza vicino l’uomo che ama, anche solo per maltrattarlo quando si vede ingrassata di 20 chili. Però vabbe, non è la gravidanza che ho sempre sognato, ma qui dentro c’è mio figlio, mio figlio? O MIO DIO. Sto per diventare mamma. MAMMA. Io mamma? E se non sarò in grado? E se sarò una cattiva mamma? E se, e se, e se?
ECCO. Nel circolo vizioso aggiungiamo anche loro. LE PARANOIE.

Poi si è aggiunta anche lei. La NAUSEA. All’inizio lieve, sopportabile. Ma trasformatasi poi in grosse vomitate. Scusate la delicatezza ma altrimenti non renderei bene il concetto. Si, vomitavo anche tre volte al giorno, anche alle tre di notte. E poi mi dicevano: “Ma non hai messo un chilo, stai in formissima!”
Non rispondevo per evitare di prenderle a testate.

Le punture. Mi sono bucata da sola la pancia per ben NOVE MESI. Nove mesi di quei fastidiosi aghetti che ogni volta mi facevano uscire un amico livido. A nove mesi la mia pancia era un guscio di tartaruga. Per non parlare delle posizioni di yoga che assumevo per arrivare a farle con una pancia gigante.
Mi sdraiavo sul letto. Alzavo la testolina cercando di vedere oltre le tette ( ero arrivata a un ottava) e poi oltre il grande monte chiamato PANCIA. Una volta individuato il punto, mi chinavo verso un lato e P U M. Sangue a non finire, con rispettive corse verso il bagno a riempirmi di carta igienica per fermare il fiume.

Pressione bassa. Mi sono beccata in pieno l’ondata di caldo. Appena uscivo fuori mi trovavo accovacciata sulle scale, e alzarmi era diventata un’impresa. Così ho deciso di passare il resto dei miei giorni buttata sul divano come un ippopotamo, mentre mi rincoglionivo di serie TV, con l’aria condizionata schiaffata in fronte e mangiando come se non ci fosse un domani.

Ed ecco che siamo arrivati a lui, il R E F L U S S O. La cosa più fastidiosa di tutte. Avevo il fuoco dentro anche solo se aprivo la bocca. E non vi dico quando mi sdraiavo. L’INFERNO.

Simpaticamente una mattina mi sveglio, mi guardo allo specchio. Ed eccola. La vedo che si era posata li intorno al mio ombelico, che non era più un ombelico ma una pallina da golf. Vabbè dicevo, eccola là. LA S M A G L I A T U R A.
Nove mesi di oli e cremine a cosa mi sono servite? Vabbè dai, è solo una, si toglierà.
A fine gravidanza ne avevo 30.

Tutti mi dicevano, vedrai è una femmina. Chi vomita sempre è perché aspetta una femmina. Sesto mese. Ecografia. “Signora, ecco qui il pisellino!” Il pisellino? Ma come? Non posso chiamare un maschio GINEVRA!
Ed ecco qui, GIORDAN! Giordan si muoveva come dire, con la delicatezza di un pugile durante un incontro. Continuamente. Che amore.

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Arriviamo alla 40 settimana. “Signora lei deve fare qualcosa altrimenti le induciamo il travaglio!” Pureee. Devo soffrire fino alla fine insomma.
Ok, faccio qualcosa.
– camminate. FATTE!
– docce bollenti. FATTE!
– alzare casse d’acqua. FATTO!
– correre su e giù per le scale con l’agilità di un elefante. FATTO!
– ballare facendo dei movimenti che manco mi nonna. FATTO!

NIENTE. NESSUN SEGNALE.

41+1
Mezzanotte. Rompo le acque. Corsa in ospedale. Chi teneva le borse, chi i cappotti. Chi andava in panico. Ed io, mi divertivo a giocare con la sedia a rotelle. La famiglia Fantozzi.
12 ore di travaglio. Ebbene si ragazze, D O D I C I.
Da sola perchè ovviamente, non fanno stare nessuno dove ho partorito io. Contrazioni al 99% ogni 3 minuti.
Mi dilatavo co la lentezza di una lumaca. Camminavo camminavo e ogni tanto mi buttavo per terra.
CI SIAMO! OTTO CENTIMETRI. Otto centimetri dopo 12 ore. WOW. Che culo.
“Signora venga con me in sala parto”. Scendo dal mio letto, mi metto le mie ciabattine. E si, sono andata a piedi in sala parto.
SPINGIIII. S P I N G I.
“NOOOO STO PER MORIRE. NON CI RIESCOOO”
Dopo una 15 di spinte, ero piu che convinta che non ce l’avrei mai fatta. Mi decido. Ultima spinta. 1,2,3 VAIIIII.
Ed eccolo qui. 3.860 di cui 2 chili erano di capelli.

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Entra mia madre con quelle ciabattine e il camice verde che appena l’ho vista sono scoppiata a ridere.
Da lì non ricordo molto, ricordo tante persone che entravano e uscivano come se io non stessi con le gambe aperte. Fate pure tranquilli.
Mettono i punti. I  P U N TI. Sembrava non finissero piu, i ricamini.
Torno in camera senza ciabatte.
Ho lasciato le ciabatte in sala parto. MAMMAAAA LE CIABATTEEE! Si dai, preoccupiamoci delle ciabatte.
Non avevo realizzato. Non avevo realizzato nulla! Mio figlio. ODDIO MIO F I G L I O. STA BENE? DOV’È? È BIANCO, È SCURO? si perché la carnagione in quel momento Giorgia era importante.
Visto che non me lo portavano mi sono alzata da sola e sono andata a prendermelo al nido.

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Ed ECCOLO QUIII.
ROSSO COME UN POMODORO. Altro che bianco e nero.
Ce l’ho fatta. SI! C E L’ H O F A T T A!
Lo guardavo e mi emozionavo.
E non mi frega niente se le altre mamme hanno i papà vicino. Non mi frega niente se non mi ha portato le rose o i palloncini. Non mi frega niente se vedevo altri papà aspettare con ansia la nascita dei propri figli.
Non mi frega niente perché questo momento è mio. Tutto per me. Tutto per noi, e me lo sono stragoduto al 100%.
Sei la parte più bella di me!

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90 giorni di noi.

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